Dal discorso ufficiale di Alessandro Malavolti, nuovo leader della Confindustria reggiana, emergono spunti importanti che sono stati analizzati dalla segretaria generale Cisl, Rosamaria Papaleo.
“Sarebbe un errore clamoroso considerare un evento ordinario il passaggio di consegne nella Confindustria reggiana. Sono invece emerse parole d’ordine che disegnano un orizzonte e un metodo da confermare sul campo: la consapevolezza che un’impresa non è un microcosmo chiuso dentro i cancelli, ma energia vitale che vuole unirsi alla Comunità per riportare Reggio a navigare a testa alta nella complessità che non si governa con slogan, tavoli alle calende greche e buone intenzioni.
“Non ci viene chiesto di difendere il passato ma di meritare il futuro”, ha detto il nuovo Presidente, Alessandro Malavolti. E sono parole che pesano come un macigno in questa città dove la comfort zone dell’autocelebrazione e dell’amministrazione del vantaggio politico hanno messo in ombra, troppo a lungo, la necessità di guardare dritti in faccia gli autogol pesanti commessi – il polo della moda saltato e una strategia pari a zero sulla logistica, per dare tue titoli – e l’illusione di poter osservare da bordo campo i cambiamenti.
Malavolti ha parlato di relazioni. Altra parola chiave. Le relazioni sono la radice della competitività, dove sono funzionano si investe, si lavora e si decide meglio. Allora, nel nome delle nuove relazioni efficaci non chiederemo a Confindustria di pensarla come la Cisl, ma di non sprecare un’occasione di cambiamento che non tornerà.
Per farlo Reggio ha bisogno di una classe dirigente che non confonda prudenza con immobilismo, che sappia scassare riti, procedure, timori reverenziali che avevano un senso nel ‘900 ma che ora possono solo essere pietre al collo. Vale nel campo dell’imprenditoria, vale in quello sindacale. Vale (doppio) nel campo politico, quello che dovrebbe stimolare il confronto dinamico per poi decidere le regole del gioco. Caratteristiche da recuperare, senza nuove improvvisazioni o avventurismi amministrativi.
Caro Presidente Malavolti, nessuno si salva da solo: non l’impresa senza il lavoro, non il lavoro senza impresa, non la città senza i sogni dei giovani, non la crescita senza coesione. Ecco perché Cisl crede che la bussola più potente, per aggregare le nuove idee e trasformarle in attrattività e produttività, sia quella della partecipazione. Dei lavoratori nelle imprese. Delle imprese nella Comunità. Insieme con l’obiettivo di governare e contrattare il cambiamento di Reggio con un nuovo patto sociale che sia strumento stabile di confronto tra imprese, sindacati, istituzioni. Su cinque nodi.
Il primo è la crescita della produttività, per riaccendere i salari. Altra strada non c’è. Se la dignità di chi lavora resta al palo, il territorio consuma capitale umano. Il secondo è l’emergenza casa, infrastruttura produttiva e demografica da tradurre in welfare e contrattazione. Le imprese di Reggio hanno la forza per aprire questo capitolo. Il terzo è l’emergenza demografica: entro il 2042 Reggio avrà il 22 per cento in meno di forza lavoro. Vogliamo sollecitare insieme il superamento della pessima legge Bossi-Fini?
Il quarto è il rilancio manifatturiero: ha bisogno di mercato interno, investimenti pubblici nell’innovazione ed energia competitiva. Per questo occorre un confronto senza tabù sull’opportunità dell’energia nucleare, anche nei nostri distretti.
Infine, l’intelligenza artificiale. A Reggio può diventare un progetto industriale e per riuscirci servono due leve: strutturare il rapporto con Unimore e condividere che l’ai debba essere materia di partecipazione e contrattazione: algoritmi trasparenti, formazione permanente, tutela delle professionalità, riconoscimento del valore prodotto dai dati dei lavoratori.
La Cisl è pronta a fare la propria parte, con autonomia e responsabilità”. Conclude la leader Cisl.


















