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Ligabue (Licom): “Riaprire in sicurezza senza aumentare la curva dei contagi è possibile, chiediamo fiducia”

“Chiediamo a gran voce la possibilità di riaprire in sicurezza: non è facendoci chiudere che si risolve la pandemia, i dati e la curva dei contagi dimostrano come la causa di questi non sia da ricercare in attività che hanno investito tempo e denaro per un intero anno nel mettere al sicuro le proprie imprese e i propri clienti; gli ingressi contingentati e il distanziamento garantiscono a tutti la massima sicurezza”.

Cinzia Ligabue, presidente Licom (i commercianti aderenti a Lapam), torna sul tema delle chiusure che stanno fiaccando soprattutto una parte dei negozi. Oltre a ristoratori e pubblici esercizi, infatti, anche gli esercizi commerciali di abbigliamento, calzature, accessori, oggettistica e tante altre categorie stanno attraversando una crisi profondissima, che porterà a chiusure e a problemi enormi. “Chiediamo di sostenerci realmente e non con ristori, come quelli dell’ultimo decreto sostegni, insufficienti per chi ha costi fissi altissimi e affitti che pesano come macigni – sottolinea con amarezza Ligabue – e che, a differenza dello scorso anno, non sono stati agevolati tramite credito d’imposta. Sono necessarie date certe di riapertura nel rispetto di tutta la catena di fornitura e di chi deve approvvigionarsi di merce e prodotti freschi. Quello che chiediamo è la fiducia in chi ha sempre rispettato le norme, continuerà a farlo e chiede solo di poter lavorare. Fra qualche mese il rischio concreto è di vedere desertificati i centri storici e tante altre aree delle nostre città”.

A proposito di ristori, infatti, la recente analisi dell’Ufficio Studi Lapam è molto significativa: sui fatturati del commercio al dettaglio risulta un calo medio dell’-8,1% (rispetto al -16,1% del totale del campione), un calo medio tutto sommato non pesantissimo a causa del fatto che alcune tipologie (soprattutto l’alimentare, ma anche l’elettronica e il digitale) ha invece avuto un 2020 più che positivo. Ma le tipologie in sofferenza, in testa abbigliamento, calzature e accessori, venivano già da anni molto duri e da cali significativi. Solo il 21,3% del settore, poco più di un’impresa su cinque, avrà accesso ai ristori, ma le imprese che subiscono cali di fatturato e che non superano la ‘soglia’ limite del -30% sono ben il 40,3% delle imprese del commercio.

“Questi dati – conclude la presidente Licom – confermano le difficoltà del settore. Come associazione ci siamo mossi e stiamo continuando a farlo per fornire formazione agli strumenti digitali per consentire alle imprese di rimanere sul mercato. Le sfide che attendono il mondo del commercio al dettaglio sono molto ardue, ma c’è chi si sta muovendo in modo corretto, per fidelizzare la clientela e per cercare in ogni modo di resistere a questa tempesta perfetta. Da soli però non possiamo farcela: è necessario far riaprire, con tutte le cautele del caso, e dare sollievo con ristori reali e non con semplici promesse”.