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Esondazione Panaro, Cia: “chiederemo lo stato di calamità naturale”


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Esondazione Panaro, Cia: “chiederemo lo stato di calamità naturale”“Una piena eccezionale a conclusione di una annata nefasta sotto tutti i profili, compreso quello che riguarda l’annata agraria”. Lo sottolinea Alberto Notari, vice presidente di Cia Emilia Centro, che manifesta la sua preoccupazione per i danni a cose e persone arrecati dall’esondazione del fiume Panaro.

“Oltre ai danni ed ai disagi provocati alle famiglie che sono andate sott’acqua – dice Notari – come sempre anche l’agricoltura deve fare i conti la devastazione di terre coltivate a causa della tracimazione del fiume in piena. Marco Borsari in comune di Castelfranco, è una associato alla nostra Confederazione – osserva ancora notari – ed è tra gli agricoltori più colpiti: ha diversi ettari di vite di frutta tutti allagati e la produzione futura è a rischio. Stiamo facendo una stima dei danni e cerchiamo di supportare lui e le aziende interessate dall’esondazione. Inoltre ci stiamo attivando per chiedere lo stato di calamità. Siamo poi in stretto contatto con l’assessorato regionale all’Agricoltura e il Consorzio di Burana che si sono attivati già dalla serata del 5 dicembre e che ci tengono aggiornati sulla situazione”.

La piena è sicuramente eccezionale, ma Notari non esclude che il cedimento dell’argine possa essere stato ‘facilitato’ da fori scavati da animali fossori. “Non sarebbe la prima volta – conclude Notari – anche se i controlli vengono fatti periodicamente”.

 

Coldiretti: danni ingenti alle campagne

La falla nell’argine del fiume Panaro a Gaggio di Castelfranco Emilia (Modena) che dalle prime ore del mattino ha causato l’inondazione dei territori da Castelfranco fino ad arrivare a Modena e Nonantola non ha lasciato indenni le campagne.

E’ quanto afferma Coldiretti Modena nel sottolineare che l’alluvione ha colpito uno dei territori più fertili della campagna modenese caratterizzata da coltivazioni a seminativi ma anche vigneti, frutteti e allevamenti di bovini da latte per Parmigiano Reggiano.

Nelle campagne – rende noto Coldiretti Modena – si registrano, oltre ai disagi degli agricoltori e delle loro famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case, danni alle abitazioni e ai magazzini, attrezzature e trattori resi inutilizzabili, campi di grano sommersi. Senza contare i problemi legati all’interruzione della viabilità e alle infrastrutture del territorio. Allerta alta per le stalle, come quella di Eugenio Benedetti, dove gli agricoltori sono già pronti a mungere gli animali con attrezzature portatili e a trasferirli in un luogo asciutto nel caso l’acqua dovesse raggiungere l’azienda.

Sui luoghi del disastro anche il Presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari, la cui azienda agricola ricade proprio nel territorio colpito dall’alluvione.

In attesa di vedere fino a dove si spingerà la massa d’acqua – afferma Coldiretti Modena – il pericolo deriva dal persistere dell’acqua sui terreni che può mettere a serio rischio la sopravvivenza delle piante a causa dell’ambiente asfittico creato dall’inondazione.

Le ultime bufere fanno salire il conto degli eventi estremi che hanno colpito l’Italia nel 2020 con una media, fino ad ora, di oltre quattro nubifragi al giorno tra nevicate anomale, grandinate, tornado, tempeste di fulmini e bombe d’acqua che hanno provocato danni nelle città e nelle campagne ma soprattutto decine di vittime, secondo l’analisi della Coldiretti della banca dati dell’European Severe Weather Database (Eswd). Siamo di fronte – conclude la Coldiretti – alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione ed il moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che nelle campagne ha provocato danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti.

 

Confagricoltura Emilia Romagna: Chiediamo l’azzeramento delle imposte fiscali e tributarie per le aziende agricole e agrituristiche danneggiate

Sono finite sott’acqua aziende agricole e zootecniche oltre alle coltivazioni a frumento ed erba medica. L’onda del fiume Panaro non ha risparmiato neppure i terreni agricoli già lavorati e preparati per la prossima semina primaverile, come anche i frutteti, le vigne e gli agriturismi oltre alle cantine di vino piene di bottiglie da inviare in occasione del Natale.

È il primo bilancio dei danni all’agricoltura, non ancora quantificabili, nell’area investita dell’esondazione del Panaro nel Modenese (comuni di Gaggio, Castelfranco, Fossalta fino a Nonantola, Ravarino e Bomporto). «Sicuramente ci sono centinaia di ettari di medicai e di campi coltivati a cereali autunno vernini completamente compromessi – spiega il presidente di Confagricoltura Modena, Gianfranco Corradi –. L’acqua ha invaso stalle, magazzini, attrezzature, macchinari e spacci aziendali pronti per le vendite degli omaggi natalizi; ha danneggiato gli agriturismi nella fase di ripresa dopo il blocco dovuto all’epidemia da Covid e nel momento più promettente dell’anno».

Bene l’intervento dell’ente di bonifica che nelle ultime 48 ore ha provveduto a svuotare i canali, aprendo tutte le paratoie. «Ma – sottolinea Corradi – si deve intervenire con forza per contenere l’esplosione del numero di nutrie, istrici e volpi, ossia dei cosiddetti animali fossori, che scavano tane sugli argini dei fiumi rendendo più complicata la manutenzione costante degli alvei fluviali». L’Emilia-Romagna è la prima regione per rischio idraulico (alluvioni) con una esposizione pari al 92,3% della superficie totale (fonte: Centro Studi di Confagricoltura).

Perentorio il monito del presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Marcello Bonvicini: «Chiediamo l’azzeramento delle imposte fiscali e tributarie per le aziende agricole e agrituristiche danneggiate dall’esondazione oltre a ristori immediati per dare la possibilità agli agricoltori di continuare la propria attività e contrastare la crisi di liquidità causata dalla pandemia».