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Confcommercio: “Come previsto, la chiusura insensata delle gallerie ha prodotto affollamento dei centri storici”

«Come avevamo previsto, la chiusura insensata dei negozi dei centri commerciali nel week end ha prodotto un affollamento, seppur ordinato, dei nostri centri storici». Così Tommaso Leone, presidente provinciale di Confcommercio, a commento delle notizie apparse oggi sui principali media.

«Il Governo andrà all’ennesima ricerca del capro espiatorio – puntualizza Leone – ma deve solo fare mea culpa, visto che non ci ha voluti ascoltare quando sostenevano che negare ad attività sicure nelle gallerie commerciali la possibilità di rimanere aperte avrebbe avuto come sicura conseguenza quella di concentrare un numero notevole di consumatori nelle strade dei nostri centri storici oltre che nei restanti giorni della settimana, con il risultato di creare potenzialmente degli assembramenti: ciò peraltro in controtendenza rispetto alla giusta previsione di tenere aperti gli esercizi fino alle 21.00».

«Insomma siamo di fronte ad una norma palesemente sbagliata – prosegue Leone – che produrrà una mazzata per i negozi e che finirà per drenare da questi affari a favore dell’ecommerce: una beffa, un regalo ad Amazon ed agli altri big delle vendite on line, con buona pace di chi ogni giorno investe sui territori, crea occupazione, sviluppa indotto e resiste alla concorrenza sleale che proviene da più fronti».

«Tutto ciò – dichiara Leone – cade peraltro in un momento drammatico per il piccolo commercio modenese: il 2020 si chiuderà infatti con 800 milioni di consumi persi sul 2019, nel 2021 sono a rischio 1.500 imprese e oltre 2.500 addetti e se la misura verrà confermata le attività all’interno delle gallerie perderanno almeno il 50% di fatturato di dicembre, senza avere alcun ristoro compensativo».

Le previsioni sui consumi nel periodo natalizio fatte dall’ufficio studi tracciano un quadro in chiaroscuro, visto che i modenesi impronteranno gli acquisti all’insegna della prudenza: farà regali l’80% (il 90% nel 2019), la spesa a famiglia sarà pari a 1.400 euro (1.600 nel 2019) e nel complesso la stima dell’ufficio studi di Confcommercio parla di un volume d’affari pari a 750 milioni di euro contro i circa 900 dello scorso anno.

«Ci auguriamo che il governo, invece di avviare un’altra inutile caccia alle streghe, torni sui suoi passi scongiurando un altro duro colpo per i negozi – conclude Leone – e apra quindi gli occhi sull’effetto boomerang sul piano economico e sanitario che la norma varata senza alcun confronto potrà continuare ad avere».