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Split payment: le associazioni edili dicono no

Lapam Confartigianato Edilizia, Ance, Legacoop, Cna Costruzioni, hanno ufficialmente presentato una denuncia alla Commissione Europea relativa all’applicazione del meccanismo dello split payment in Italia, con particolare riferimento all’inosservanza del principio di neutralità fiscale dell’applicazione dell’Iva e del principio di proporzionalità delle deroghe alla stessa Iva.

Come si ricorderà, il meccanismo dello split payment prevede che le pubbliche amministrazioni, o altri soggetti obbligati, versino l’imposta dovuta direttamente all’erario per i lavori effettuati, mentre le imprese continuano a pagare l’Iva per i propri acquisti di beni e servizi. Credito che le imprese potranno recuperare attraverso una domanda di rimborso allo Stato con lunghi tempi d’attesa, in merito ai quali l’Italia è già incorsa in una procedura d’infrazione europea in atto.

La perdita di liquidità per le imprese di costruzione direttamente da parte della Pa è stato quantificato in circa 2,4 miliardi di euro l’anno: una cifra abnorme che pesa moltissimo anche nel nostro territorio già così messo in difficoltà nel settore edile. Questo ‘fare da banca’ allo Stato aggrava l’equilibrio finanziario delle imprese che operano nel settore dei lavori pubblici e vi sono realtà che sono messe a serio rischio di chiusura anche a causa di questa mancata liquidità se consideriamo che questa situazione si va a sommare con la persistente criticità dei ritardi di pagamento da parte della Pa per un valore, a livello nazionale, di circa 8 miliardi di euro!

Lo split payment introduce una deroga all’Iva non proporzionata nel confronto tra lo Stato e oneri a carico degli operatori coinvolti. Senza contare che l’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con tutte le Pa, in vigore fin dal 2015, è già uno strumento sufficiente nella lotta all’evasione dell’Iva.

Da qui la denuncia alla Commissione Europea motivata con “l’insostenibile ritardo con il quale lo Stato italiano eroga il suddetto ristoro comporta di fatto una negazione del principio di neutralità fiscale dell’imposta”. Le misure adottate finora dal Governo non appaiono infatti sufficienti a superare questa violazione effettiva, anche dopo gli inutili tentativi di modifica della norma presentati in Parlamento, nel corso dell’esame dell’ultima Legge di bilancio.